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20120913

Ecco l'iPhone 5. Ma chi dice wow?


L'attesa è quella che solo l'uscita dell'ultimo gadget della Apple sa creare. Da Cupertino sono stati ben attenti a non lasciar trapelare alcun indizio, ma il mistero ha fomentato voci e rumors provenienti dagli angoli più vari del pianeta mediatico, in una finzione che ha alimentato ipotesi e aspettative, illuminando un mito già splendente di luce propria.
12 settembre 2012. Alle prime luci dell'alba, lo Yerba Buena Center di San Francisco è pronto per ospitare il Keynote di Apple. L'attesa è finita. Qualcuno pensa alla faccia che avrebbe avuto Steve Jobs con il nuovo gioiellino in mano; al suo posto c'è Tim Cook nuovo numero uno di Apple che inizia il suo intervento sfoggiando dati su vendite, market share... numeri da far girar la testa. Sul palco le cravatte sono bandite da un po', le camice sono fuori dai pantaloni, tutto è stilosamente informale, il proscenio è privo di orpelli quasi a voler evitare che occhi e commenti si distraggano anche solo un istante da ciò che è tutto fuorché superfluo, ovvero quella tecnologia che Apple ha asservito all'idea, al sogno, al mito.

20120726

Social Media: scelte diverse per obiettivi diversi

Sappiamo come come e quanto i Social Media siano diversi tra loro. Conoscerli al meglio ci consente di utilizzarli con obiettivi differenti sfruttando ogni volta le caratteristiche peculiari di ognuno.
Diamo allora un'occhiata a The Cmo's Guide To The Social Landscape, interessante infografica rilasciata da CMO.com nella versione aggiornata al 2012. 

La novità di quest'anno è la versione interattiva, in grado di ordinare alcuni tra i più noti social media in base alla loro efficacia rispetto a quattro importanti funzioni o business goals: Customer Communication, Brand Exposure, Traffic To Your Site, e Seo

E' tutto gente. Vi saluto e vi auguro buon divertimento!


Source: http://www.cmo.com/social-media/2012-cmos-guide-social-landscape



20120719

Se tutto ha un prezzo, perché le idee sono gratis?


Vale International Ltd, nota agenzia di consulenza nel marketing e nella comunicazione, condivide sul suo sito, alcuni interessanti risultati prodotti da una ricerca, non proprio attualissima (risale al 2010) ma forse unica nel suo genere.

L'indagine analizza il business di 320 agenzie pubblicitarie indipendenti con sede in tutto il mondo, tra il 2008 e il 2009.

Le agenzie che chiedono la corresponsione di un fee per intervenire ad una gara sono il 30% del totale  e vantano una percentuale di successi del 57%. Tra quelle che partecipano senza chiedere nulla invece i successi si attestano poco sotto il 10%. 
Non male, no? 

Nel 2009 le agenzie partecipano a più gare rispetto all'anno precedente. E' verosimile, infatti, che in periodi di crisi, le agenzie mostrino più vitalità nel partecipare alle gare e che dall'altro lato le aziende committenti cerchino di stimolare una maggiore concorrenza per ottenere un appropriato ridimensionamento dei costi. I budget del 2009 sono infatti diminuiti del 29% e la maggior parte delle agenzie ha notato un aumento di richieste per singoli progetti piuttosto che per campagne a più ampio respiro. 

Un gran numero di progetti vinti non sono mai stati realizzati e dallo studio risulterebbe che molte volte si indicono gare più per scovare agenzie competitive che per trovare nuove idee creative.

Partecipare a numerose gare, inoltre, deteriora la qualità dell'offerta creativa e questo lo sappiamo bene.

Il fatto che il 70% delle agenzie partecipi gratuitamente alle gare è quantomeno biasimevole a detta di Borgwardt, partner di Vale International, in quanto contribuisce a deteriorare la percezione del valore creativo agli occhi dei clienti.

E' interessante notare che, nel 2009, il 77% delle decisioni in merito ai vincitori della gara è stata presa dai responsabili degli uffici acquisti. Ma come è possibile valutare una gara, si chiede Borgwardt, se solo il 26% di questi ha contribuito a definire i requisiti della gara stessa? Questo, conclude Borgwardt, è il principale problema di un processo che spesso tende ad equiparare idee e creatività ad un chilo di chiodi o ad un sacchetto di fagioli. 

Il consiglio di Borwardt? Preoccupatevi di influenzare chi ha prerogative sui responsabili acquisti e siate bravi a far capire a quest'ultimi il valore di ciò che fate e soprattutto come questo può rappresentare a sua volta un valore per la loro azienda.

Come non riflettere su certi risultati, tuttavia occhio a tirare conclusioni affrettate. Certi fatti hanno senso se contestualizzati. E' giusto che le agenzie chiedano un fee per partecipare alle gare? Anche se la tentazione di rispondere si è tanta, non so quanto potrebbe funzionare in Italia, oggi. La scelta di farsi pagare o meno deve appartenere ad una superiore strategia aziendale, dipende dalla geografia del mercato che si caratterizza per culture di business differenti (l'indagine di Vale copre tutti e cinque i continenti), dipende dalle dimensioni dell'agenzia e dalla forza della proposta di valore, da una serie di fattori insomma che giustificano alla fine l'alta percentuale di aggiudicazione delle gare.

Una cosa è sicura. Le idee sono in grado di cambiare il mondo, figuriamoci il conto economico di un'azienda. Il valore delle idee dovrebbe essere adeguatamente riconosciuto e opportunamente remunerato, ma le idee non splendono sempre di luce propria e vanno sapute vendere tenendo conto che spesso chi decide è una persona, l'ufficio acquisti, che ha esigenze ed obiettivi diversi da quelle di una divisione marketing.
E voi, che ne pensate? 

Se volete potete leggere l'articolo originale qui.





20120622

Tu chiedi e McDonald's risponde

Chi almeno una volta non ha condiviso quel dubbio "tremendo" che attanagliava Isabel M. tanto da indurla a scrivere direttamente sul sito di McDonald's Canada: "Why does your food look different in the advertising than what is in the store?" ovvero, "Io facevo la fila alla cassa e già pregustavo con gli occhi quel meraviglioso panino strabordante di ogni delizia ma... questo che m'avete dato è tutta un'altra cosa! Macchè niente niente m'avete fregato?" 
Ed ecco che spunta l'incantevole Hope Bagozzi, direttore marketing di McDonald's Canada che con un "bè se mi volete seguire vi mostro qualcosa di interessante..." ci conduce, in punta di piedi, negli studi fotografici di Watt International per un behind the scene nel quale mostra come vengono realizzate le meravigliose foto che vediamo in tutti i ristoranti del marchio. 
In una narrazione che assume tratti romantici, un cheesburger passa dalle mani di uno scrupoloso food stylist a quelle attente e professionali del photographer. Ogni ingrediente è posizionato con gesti avveduti. 
La luce degli spot viene dosata per esaltare forme e colori del glorioso panino. 
Helen annuisce compiaciuta alle chiare spiegazioni degli ingegneri dell'immagine. 
Un getto di aria calda piega i lembi di formaggio che...

20120618

Good job guys! The Clio Awards 2012

Anche se da questa parte dell'oceano ha scarsa eco, The Clio Awards è uno dei concorsi rivolto al mondo dell'advertising, del design e della comunicazione, più noti nel "giro". Quest'anno la manifestazione si è svolta nell'American Museum of Natural History, Central Park West at 79th Street, a New York.
Se dovessi condividere con voi una selezione di spot divertenti, originali, creativi, emozionanti quale miglior occasione se non quella di postare direttamente alcuni lavori prodotti dalle agenzie vincitrici di cotanta kermesse mondiale? Enjoy!


20120616

Wow che uccellino! Twitter rivisita il suo logo

Vedi che il movimento fa bene? A forza di svolazzare su e giù per i cinque continenti, il blue-bird più famoso del web ha perso qualche grammo acquistando una silhouette a dir poco invidiabile (almeno per un volatile, ovviamente).

Prima di tutto abbassiamo subito quel ciuffo... Perfetto... Ora pancia in dentro... Petto in fuori... Bravissimo! Apri di più quelle ali, ok... Sorridiiieee CLICK!




Twitter rivisita il suo vecchio logo rendendolo, come dire...più ottimista e intraprendente. E a noi, a onor del vero, piace molto.
A proposito, nei vostri siti o sulle vostre vetrofanie c'è ancora il vecchio panciuto pennuto? Bé, se non volete negoziare un accordo diretto con Twitter o parlare direttamente con i loro avvocati è il caso che diate un'occhiata qui, alla nuova informativa sull'utilizzo del marchio e sulla visualizzazione dei contenuti. 
Buon Twitter!





20120612

Ecco le nuove Hashtag Pages di Twitter



Recentemente Twitter ha trasmesso il suo primo commercial tv per la Nascar, la celebre sigla organizzatrice delle più spettacolari corse di stock car negli Stati Uniti. La novità di cui parliamo sono le cosiddette Hashtag Pages (qui quella della Nascar), spazi brandizzati che aggregano, valorizzano, selezionano contenuti e tweet su un tema/evento specifico. Le Hashtag Pages potrebbero rappresentare un autentico uovo di Colombo. Con questa mossa, infatti, Twitter unisce il piacere di tweetare su un evento, possibilmente seguito su un altro media, con la voglia delle aziende di promuovere, pubblicizzare, partecipare. Tutto in un unico luogo, comodo no? In pratica, una semplice ottimizzazione di un modello di condivisione già esistente, a tutto beneficio del piacere dei suoi utenti, dei brand e soprattutto delle tasche del blue-bird che molti analisti vedono gonfiarsi sempre più nei prossimi anni grazie al previsto aumento degli introiti pubblicitari...

20120605

Come ti aumento la realtà

Immaginate di guardare la realtà in modo nuovo, immaginate ad un'esperienza sovrapposta, arricchita da particolari unici, suoni avvolgenti, immagini in movimento. Se ancora non lo sapete state pensando alla realtà aumentata o augumented reality, una prospettiva futuristica che è già realtà e viene sempre più spesso utilizzata in vari contesti che vanno dal campo medico a quello delle arti e, ovviamente, anche nel marketing e nell'advertising.
Filtrati da una tecnologia dalle potenzialità incredibili oggi i nostri occhi riescono a vedere un luogo com'era mille anni prima del nostro primo compleanno, o a visitare l'interno della nostra nuova automobile comodamente seduti sul nostro sofà. Anche se coesistono in un medesimo ambito, quello della realtà mediata, la realtà aumentata è ben diversa dalla realtà virtuale...

20120604

“Seguici su Facebook”, ...o no?

Sappiamo quanta distanza esista tra il mondo dell'alta finanza e la mainstreet ovvero il mondo reale. E tra wallstreet e il mondo virtuale di un social network, quanta? Il recente collocamento di Facebook si commenta da sè. La faccia sorridente del 28enne milionario Zuckerberg, che capeggiava sui media di mezzo mondo, era il ritratto del soldo facile, di un mondo fatto di uova d'oro, di milioni profili che interagiscono, condividono, si emozionano insieme. Cosa è successo allora?
Declamata come l'Ipo del secolo, lo sbarco in borsa del Social Network per antonomasia si è rivelato un flop: dal giorno del collocamento una sfilsa di segni meno ha accompagnato il titolo che è arrivato a perdere, a fine maggio 2012, fino al 25%. Semplicemente gli analisti reputano che il prezzo sovrastimi il valore reale del titolo, come dire…d'accordo, il mondo si galvanizzi pure, faccia festa, veda in Facebook il fenomeno che vuole ma a noi non ci fregate. Celebrare è sempre più facile che monetizzare, ma da che mondo è mondo nel business i numeri contano sempre un po' più delle chiacchere. Da un sondaggio condotto da Cnbc emergono dei dati interessanti che se non altro aiutano a definire in termini più concreti il fenomeno Facebook come strumento pubblicitario:
More than half (57 percent) of Facebook users polled said they never click on ads or other sponsored content when they use the site, according to a new AP-CNBC poll. Another 26 percent said they hardly ever engage in such activity. Only 4 percent of users say they often click on ads…

Sebbene il 4% di click su banner sia leggermente migliore di quel 2-3% di clickthrough rate che gli esperti considerano come benchmark per i click su banner, forse non era abbastanza per sperare in un'istantanea impennata dei corsi azionari.
La General Motors, terza negli US per investimenti pubblicitari, ha disdetto contratti per 10milioni di dollari di pubblicità su facebook. La decisione di dirottare il loro budget su altri lidi non significa necessariamente che facebook non sia valente come strumento di vendita. Se la gente non compra auto su facebook magari comprerà tanti altri prodotti.
Una cosa è certa, il dibattito sui social media come strumenti di business e sul loro utilizzo da parte delle imprese continua più intenso che mai. Quello che mi chiedo è se alla fine saranno di più le aziende convinte che vale la pena esserci o quelle che come GM faranno spallucce e diranno di no.

20120406

Brand e social media: che noia così

Leggendo i tweet di alcuni marchi ti domandi spesso perché certe aziende si forzino ad essere presenti su Twitter. Finora il richiamo delle sirene è stato irresistibile, ma che tipo di benefici reali hanno portato a casa i brand dal loro sbarco sui social media? Bramose come sono di convertire la loro pessima comunicazione in denaro sonante si affidano meccanicamente ai precetti dettati da una letteratura parziale, incompleta per definizione a causa di una materia in continuo divenire, ancora alla ricerca di un framework che racchiuda metodologie dal sicuro successo, metriche efficaci, ecc. Cifre a nove zeri celebrano la potenza dei social media, i media mainstream diffondono la novella off-line, infografiche psichedeliche seducono i più conservatori, le poche grandi storie di trionfo vengono mentalmente incorniciate e assurte a obbiettivo finale di business di ogni tipo. Il risultato però è che, nella gran parte dei casi, la presenza sui social media si traduce in una forma di pubblicità a supporto di quella più tradizionale, niente di più e niente di meno. Ma solo chi ha realmente compreso essenza e profondità del cambiamento (pochi) ha gustato i frutti saporiti della new-era nella comunicazione digitale.

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